19/04/2014 Etna - Monti Ovest (Monte Scavo)

Sentiero delle Sorgenti


L'itinerario si sviluppa sul versante sud del Parco dei Nebrodi in un territorio montano caratterizzato da dolci declivi che danno a questi monti un aspetto rassicurante e può essere effettuato sia a piedi che in Mountain Bike. Maniace punto di partenza e d'arrivo dell'itinerario, è un luogo di forti memorie storiche. E' posto in una magnifica posizione, in una fertile ed irrigua vallata, al punto di congiungimento di tre torrenti: il Cutò, il Martello e il Saracena, che scendono dai monti Nebrodi  per confluire nel fiume Simeto dandogli origine. Questo sentiero, per circa la metà del suo percorso, corrisponde alla "via" che percorrevano pastori e contadini provenienti da Tortorici. Questi,  già nella prima metà del XIX sec., dopo aver superato i rilievi montuosi dei Nebrodi, cominciarono ad affacciarsi sulle terre della Ducea Nelson in cerca di sussistenza, facendo periodicamente spola tra la "roba" e la "casa".

L'Obelisco fu fatto erigere dal Duca Nelson nel 1905,per delimitare la Ducea. Questo luogo offre l'occasione per ammirare una spettacolare veduta dei Nebrodi, che spazia dal lago Trearie alla Serra del Re e fino alla vetta di Monte Soro, con il Mongibello che sovrasta in lontananza. Da qui in poi il cammino si svolge prevalentemente in discesa. Il sentiero in terra battuta in direzione nord-ovest, lambisce la zona di Foresta Vecchia.

L'itinerario, che si sviluppa prevalentemente entro il demanio forestale, è caratterizzato dalle sorgenti e dalla vegetazione tipica dei monti Nebrodi. Il percorso è infatti contraddistinto da boschi di roverella (Quercus Pubescens), da maestosi cerri (Quercus Cerrius)e, salendo di quota dal piano montano-mediterraneo segnato dalla presenza dei faggi(Fagus Silvatica) e dell'agrifoglio (elix aquifolium).

 Il percorso naturalistico verrà arricchito dalla possibilità di gustare i prodotti tipici della nostra terra che rappresentano il fiore all'occhiello enogastronomico della provincia Catanese, il pane casereccio, il vino, l'olio, le carni, i formaggi, la frutta patrimonio di una culture che si intende salvaguardare dalla caotica società moderna


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Targia - Plemmirio - Ortigia (Siracusa)


Ortigia (L'Ottiggia in dialetto siracusano, Ortygia, Ὀρτυγία in greco antico) è il toponimo dell'isola che costituisce la parte più antica della città di Siracusa rappresentandone la rispettiva circoscrizione, la nona ed ultima sul territorio cittadino.
Il suo nome deriverebbe dal greco antico ortyx (ὄρτυξ) che significa "quaglia". La sua estensione non supera 1 km²[1][2] e la sua popolazione ammonta a circa 4.500 abitanti.



Ortigia è un'isola, posta nella costa orientale della Sicilia.
La sua conformazione geologica è composta da una roccia con fratture naturali, questo tipo di roccia si presta a far filtrare l'acqua naturalmente, motivo questo che spiega perché l'isola sia collegata "idrologicamente" alla terraferma siracusana. L'alimentazione di tale rapporto con l'acqua può essere attribuito ad un falda profonda collocata in corrispondenza di una faglia, attualmente inattiva, ricca d'acqua, la quale è compressa dallo strato impermeabile delle argille quaternarie che si stendono nella bassa valle dell'Anapo e circondano l'isola di Ortigia ed il Plemmirio.
Dalla Porta Marina fino al Castello Maniace (che rappresenta la punta estrema dell'isola), vi è un susseguirsi di sorgenti e fonti naturali che fuoriescono al di sotto o in corrispondenza del livello medio del mare; ne è un esempio la rinomata Fonte Aretusa, uno specchio d'acqua dolce situato in Ortigia e che arriva al contatto con l'acqua salata del mare. La presenza di queste sorgenti è dovuta alla pendenza naturale delle fluenze e dal già citato sistema di fratturazione esistente nelle rocce ortigiane, entrambi sono fattori favorevoli all'insorgere delle acque.
Altri esempi di sorgenti naturali in Ortigia sono dati dalla Fontana degli Schiavi; da uno dei miqwè (bagno ebraico) più suggestivi d'Europa; dalla Vasca della Regina (sorgente naturale posta al di sotto del livello del mare, nel Castello Maniance) e le manifestazioni sorgive, quasi del tutto scomparse di Occhi di Zivillica (o Occhi di Zilica).
Altro aspetto morfologico molto interessante dell'isola di Ortigia, sono i suoi ipogei; i siracusani li hanno scavati nei secoli, già dai tempi greci fino ai tempi bellici della seconda guerra mondiale, quando questi ipogei vennero utilizzati come rifugi antiaerei per la popolazione. Il più importante è quello di Piazza Duomo, recentemente aperto al pubblico, sulle cui pareti si notano anche degli affreschi bizantini. Ortigia ha molti ipogei sotterranei, in alcuni, come in quello del quartiere ebraico, la Giudecca, vi è anche la presenza dell'acqua dolce, con le stesse caratteristiche delle altre polluzioni d'acqua naturale descritte sopra.
La sua costa forma l'entrata naturale di un grande golfo, la cui altra estremità è rappresentata dalla costa del Plemmirio. Si pensa che l'isola, dopo la colonizzazione greca, venne collegata quasi subito alla terraferma utilizzando un terrapieno, ovvero un accumolo di terreno realizzato aritificialmente. In seguito il terrapieno venne sostituito da un ponte. La sua costa, in tempi antichi, doveva essere più prolungata, infatti dai vari studi archeologici fatti presso il Porto Piccolo di Siracusa, risulta visibile sott'acqua parte della banchina marmorea che contraddistingueva l'approdo siracusano. La tipologia di costa è rocciosa e frastagliata, nella sua maggior parte, eccetto qualche golfetto di sabbia.
Infine la sua vegetazione (non estesa poiché l'isola è stata densamente popolata ed edificata in passato) è composta dalle piante tipiche del clima mediterraneo; quindi palme e ficus tra tutti, inoltre attira curiosità, e spesso stupore, la presenza della pianta di papiro che cresce spontanea all'interno della Fonte Aretusa. La sua fauna invece conta caratteristiche papere che fanno parte della cultura paesaggistica, basti pensare che la Fonte Aretusa, è stata ribattezzata dai siracusani "fontana delle papere", proprio per le numerose papere che vi si trovano al suo interno. Così come i pesci d'acqua dolce e le tante altre specie che vivino in mare.

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Monte Soro Nebrodi



Il Monte Soro, con i suoi 1847 m s.l.m., è la cima più alta dei monti Nebrodi. Sulla vetta del Monte si trova un ripetitore per la Tv via etere Rai il cui segnale copre, grazie all'altezza in cui è posta, una vasta area.

Dalla vetta del Monte Soro è possibile vedere sia le Isole Eolie che l'Etna.

Il monte è raggiungibile dalla Strada statale 289, che congiunge San Fratello e Cesarò, attraverso il bivio in corrispondenza di Portella Femmina Morta.

È tra le vette più elevate della Sicilia dopo l'Etna, Pizzo Carbonara (1979 m.s.l.m.) e alcune altre cime delle Madonie.


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